Benvenuti a Monterosso

Monterosso è uno di quei paesi sconosciuti che incanta il Visitatore una volta che questi l’ha scoperto.

Chi lo visita ne è affascinato per la sua posizione pittoresca, per l’ospitalità calda della sua gente, per la sua gastronomia semplice ma gustosa, per il suo paesaggio tipicamente mediterraneo.

Il paese situato in collina ha una struttura medioevale ed è racchiuso attorno ad una torre probabilmente di origine Normanna.

Le sue stradine silenziose che si intrecciano come un labirinto danno un senso di arcano e di misterioso.

Esso domina la bellissima Valle dell’Angitola, un territorio ricco di storia, dove si sono alternate varie dominazioni; dai Greci ai Romani, dagli Arabi ai Normanni.

La tradizione dell’artigianato Monterossino e della cultura contadina è racchiusa nel suo Museo.

Ancora oggi alcuni Artigiani locali continuano la tradizione della lavorazione dell’argilla, del ferro, del legno.

Eventi in Monterosso

LA SETTIMANA SANTA E LA PASQUA A MONTEROSSO

La Settimana Santa precede la Pasqua a Monterosso con una serie di eventi religiosi pieni di significato che affondano la loro tradizione nella religiosità profondamente sentita delle popolazioni Calabresi che hanno assorbito nello scorrere dei secoli le varie culture fra cui la Bizantina e la Normanna che hanno lasciato tracce indelebili nel cerimoniale religioso.

La Settimana Santa inizia con la Messa Solenne alle ore 11 che ha luogo il Mercoledi Santo nella Chiesa della Madonna del Soccorso: La Santa Patrona.

La Messa Solenne termina con la Processione e l'Esposizione del SS Sacramento all'interno della Chiesa . Nel tardo pomeriggio La Confraternita del Crocifisso prepara la vestizione del Cristo con gli addobbi del sarcofago su cui giace il Cristo. A questa vestizione partecipano le donne locali che lavorano fino a tarda notte con grande devozione . IA Sarcofago è stato scolpito da l'artista Francesco Maio nel 1929.

Giovedì Santo

Alle ore 18 viene celebrata la Santa Messa in Cena Domini, cioè L'Ultima Cena con i 12 Apostoli. Alla tavola imbandita con il pane il vino e l'Agnello siedono 12 persone che rievocano i 12 Apostoli nell'ultima cena . La Cena termina con la lavanda dei piedi . A sera dalle ore 10 a mezzanotte i fedeli partecipano alla veglia al SS Sacramento.

Venerdì Santo

Alle ore 18 viene celebrata la Santa messa col bacio della Santa Croce

Alle ore 21 nella Chiesa del Soccorso ha luogo la Predica di Passione e verso le ore 22 La Vergine addolorata si muove in processione dalla Chiesa del Rosario per incontrare il Cristo Morto alla Chiesa del Soccorso La Processione viene accompagnata dalla Confraternita del Crocifisso attraverso il Centro Sorico . E molto suggestiva perchè viene rischiarata dalle fiaccole E altrettanto emozionante per la presenza del Cristo vestito di una tunica rossa che porta la Croce al Calvario.

Sabato Santo

Alle ore 8 La solenne Processione parte dalla Chiesa del Soccorso con il Sarcofago del Cristo Morto, la Vergine Addolorata e San Giovanni Evangelista. Partecipa la Confraternita del Crocefisso . La Processione del Cristo Morto incontra la Confraternita del Rosario che esce dalla Chiesa del Rosario col Cristo deposto dalla Croce Entrambe procedono assieme per i centri Storici del paese accompagnate dalle note musicali della Banda Municipale che creano un'atmosfera di intensa religiosità . Sabato Sera alle ore 24 Messa Solenne nella Chiesa del Soccorso con la benedizione dell'acqua e del Fuoco

Gesù è risorto. Alleluia


Madonna del SS Soccorso

La prima domenica di luglio si festeggia a Monterosso Calabro la ricorrenza della Santa Patrona, la Madonna del SS Soccorso. Le celebrazioni iniziano il giovedì ed il venerdì con la grande fiera del bestiame, dei prodotti tipici del luogo e dell'artigianato locale.

Le serate del venerdì, del sabato e della domenica sono allietate da rappresentazioni musicali ed artistiche tra le quali è da segnalare l'esibizione dell'orchestra che avviene sul palco posto dinanzi alla chiesa dellla Madonna del Soccorso.

Il Sabato, per la gioia di grandi e piccini, uno stupendo spettacolo pirotecnico conclude la serata.

La Domenica, alle ore 10,00, viene celebrata una messa solenne con la partecipazione, durante l'offertorio, di donne che offrono alla SS Patrona, su cesti posti sulle loro teste e portati con incredibile abilità, i "VOTU", grandi dolci fatti a mano con tecniche che si tramandano da innumerevoli generazioni, ricoperti con glassa e e perline di zucchero colorato e rappresentanti cuori, corone, foglie ed altre numerose forme.

Particolarmente suggestiva, infine, la grande processione che si svolge nel pomeriggio della stessa domenica e che vede la partecipazione di migliaia di Monterossini che, per la ricorrenza,  rientrano da ogni parte del mondo, e che intonano, in puro dialetto, canti di gloria alla Madonna del SS Soccorso.

Le celebrazioni si concludono col calar del sole e col rientro in Chiesa della SS immagine della Patrona di Monterosso.


Biennale d'Arte Contemporanea di Monterosso Calabro

Nel mese di agosto si svolge in Monterosso Calabro un'importante manifestazione culturale ricca di risvolti didattico-educativi organizzata dall'amministrazione comunale con l'alto patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria: "La Biennale d'Arte Contemporanea".

Per maggior dettaglio riportiamo per maggior dettaglio estratto dal catalogo della VI Biennale d'Arte Contemporanea a firma di Luigi Tallarico:

BIENNALE CALABRESE TRA RIEVOCAZIONI E RILANCIO

Siamo " vecchi" di un'altra Biennale. Dopo la V - passata negli annali cittadini come l'edizione del rilancio, in quanto ha riattivato il ciclo interrotto da uno stop necessitato durato 4 anni - ecco delinearsi la VI Biennale calabrese di Arte contemporanea, voluta fin dalla fondazione dall'amministrazione comunale e patrocinata dalla presenza al Consiglio regionale della Calabria, proprio perché consapevole "dell'impegno e  l'abnegazione dimostrati nelle passate edizioni".

In effetti le rassegne d'arte di Monterosso Calabro sono legate da circa vent'anni alla "tradizione del nuovo", in quanto sono state radicate in un territorio che ha sempre avvertito la necessità del cambiamento, sul presupposto che per costruire il futuro è necessario non dimenticare il peso e la forza della tradizione: quella tradizione che da traditio passa e si fa presente continuo di storia.

Infatti la cittadina, cuore delle serre calabresi e che vanta nel suo territorio la presenza del Museo della Civiltà Contadina ed Artigiana, sotto l'alto patronato dell'Europa, è consapevole che solo attraverso i nuovi mezzi espressivi e le nuove conquiste si salvaguarda e si tramanda quella civiltà che non ha cessato la sua funzione teleologica.

In questa continuità tra Novecento e Terzo Millennio vanno collocate le manifestazioni delle ultime Biennali calabresi che, mentre da una parte confermano il primato del futurismo, attraverso la rivisitazione linguistica operata da Baldo Savonari della famosa "Battaglia" di Paolo Uccello, considerato da F. T. Marinetti un "futurista ante Utteram"; dall'altra, aprono in maniera virtuale al nostro futuro, attraverso la proiezione delle immagini della computer-art, realizzate dall'artista Ida Cerosa, decana dell'arte video e considerata dall'Enciclopedia Treccani innovatrice del linguaggio artistico italiano alle soglie del nuovo Millennio.

In questo contesto sono state collocate le opere che riscoprono la corporeità della scrittura di Vitaldo Conte, attraverso la fusione dei segni grafici lineari con le immagini pittoriche spaziali e che si collegano alle famose parolibere degli artisti del futurismo storico, da Balla a Soffici, da Cangiullo a Buzzi, e dalle quali è nata la dinamica fonetica del verso libero, teorizzato da Marinetti e portato avanti da Belloli.

D'altra parte la decorsa edizione non ha trascurato di rendere omaggio, per un verso, ai maestri che hanno onorato le varie edizioni delle Biennali di Monterosso, da Vivarelli a Benetton, da Greco a Minguzzi, da Bodini a Murer e Rincicotti, da Marasco a Benedetto, da Rotella a Schifano, da Borgonzoni a Bardeggia, da Gonzales a Pierangelini Recchioni, da Patroni a La Barbera, Mazzeo, Lorenzo, D'Ambrosi, Barillà, Scatragli; per l'altro verso, all'uomo di teatro Eduardo De Filippo, attraverso l'opera interpretativa dei pittori campani e irpini.

Ma il segnale della continuità, tra modernità e tradizione, si è rinsaldato con la odierna VI Biennale, che si segnala per la sua ripresa, soprattutto nell'ambito della rievocazione di alcuni importanti anniversari.

Anche in questa edizione non viene trascurato l'approfondimento dei due poli, rappresentati dalla mostra dei futuristi calabresi, con un eccezionale corpus di disegni inediti di Boccioni e con opere pittoriche di Marasco e Benedetto di alto livello espressivo, nonché dall'omaggio che un calabrese aspromontano, Antonio D. Tripodi, ha rivolto alla poesia di Dante Alighieri.

Non si tratta di una illustrazione di episodi delle cantiche del divino poema, ma della contemplatio della luce "luce intellettual piena d'amore" di cui parla il sommo poeta-congiunta alla visione spirituale ed essenzializzata del Paradiso.

Il settore si conclude con l'esposizione di opere espresse da artisti calabresi, che si sono imposti in sede nazionale e che hanno portato fuori della Calabria lo spirito di una tradizione che non si è conclusa nelle forme adusate ad un localismo e ad un quotidiano, oltre tutto non più esistente. Perché il calabrese non porta più la coppola (ma l'ha mai portata?), mentre ci risulta che è, oggi, operatore e imprenditore di cultura, naviga su Intemet e clicca al computer.

Da qui la "tradizione del nuovo" portata avanti da Rotella con i décollages ("Cinecittà", 1950) e i photo-reportage (Parigi, 1963); da Savelli con il bianco-su-bianco (New York, 1954); da Turchiaro con l'"arca" metafisica, tra surrealtà e tecnologia (Biennale di Venezia, 1978).

Infine il richiamo di Silvio Amelio all'espressione usata da Carlo Levi "il futuro ha un cuore antico" e con il quale viene identificato il gruppo scultoreo "Resurrectio Day", destinato agli spazi del Ground Zero di New York.

Infatti la Biennale calabrese è in condizione di esporre il bozzetto originale in bronzo, a ricordo della tragedia dell'11 settembre 2001 alle Due Torri e che si avvale in termini stilistici della reinvenzione michelangiolesca e della tensione espressiva propria del nostro tempo.

Senza nulla togliere alla dialettica tradizione-modenità, anzi per rafforzarne la correlazione, la VI Biennale, come abbiamo detto in esordio, si è aperta alla rievocazione di eventi lontani d'arte che ci prospettano, dalla data delle origini, una continuità-attualità che porta i segni dei nostri giorni.

La rievocazione riguarda infatti il quarantesimo anniversario della nascita della pop-art  americana, la cui sigla - che sta per "popolare" - è apparsa per la prima volta su un collage del pittore inglese Richard Hamilton. Anche l'odierna Biennale di Venezia ha voluto ricordare l'anniversario dell'evento, ponendolo però come motivo di conflitto tra Europa ed America, al contrario della nostra rievocazione che, come quella della optical-art, viene invece ricordata nel segno della continuità con l'arte europea. È risaputo infatti che alla nascita della pop-art ha concorso la presenza a New York di artisti d'avanguardia europei, da Duchamp 15 a Ernst a Breton, in fuga da Parigi per evitare le armate di Hitler.

Per ricordare questi due momenti d'arte sono stati invitati il triestino-romano Mario Padovan e il napoletano-calabrese Luigi Malice, i quali hanno cercato in via sperimentale: Mario Padovan, di immettere i più svariati oggetti del quotidiano, in funzione deviante rispetto alle ossessioni-tecnologiche della pop- art originaria, perché stemperati da una "giocondità" e da una ironia

antimassificante, soprattutto più colta; Luigi Malice, di applicare sull'arte visuale, di ascendenza europea, i fenomeni percettivi e cinetici, e che posti in contrapposizione all'intento effimero della pop-art, come si sa portata a riappropriati degli oggetti utilitari e virtuali, riproduttivi della realtà.

In conclusione, siamo "vecchi" di un'altra Biennale. In verità per gli "affamati del tempo" non dovrebbe pesare tanto il tempo passato, che fa invecchiare, quanto il tempo presente che ci fa vivere, perché ci assilla con la Sua aspettativa di avvenire. Caterina da Siena, la più santa degli italiani, diceva agli "affamati del tempo" (è sua l'espressione): "II tempo che è passato voi non l'avete; il tempo ch'è a venire non siete sicuro di averlo: solo questo punto presente avete,e più no".


Natale in Arte

La manifestazione "NataleinArte" con tema Motivi di artigianato Monterossino, promossa dalla Pro-Loco di Monterosso Calabro, prolungatasi per oltre tre settimane, è giunta al termine dopo aver interessato e coinvolto la parte fattiva e propositiva artistico-artigianale del nostro paese. La manifestazione itinerante, Partendo dal "Museo della civiltà contadina ed artigiana della Calabria" si è snodata tra botteghe d'Arte  laboratori artigiani.

Nel corso della manifestazione all'interno del Museo si potevano ammirare, oltre ai noti e stanziali preziosi strumenti e utensili che hanno reso celebre questo sito catalizzatore di cultura e tradizione, alcuni tessuti finemente lavorati da mani esperte e custodi di antiche arti che si perpetuano riproponendosi attraverso l'opera di giovani donne monterossine.

Altra tappa ed appuntamento interessante è stata l'esposizione personale permanente dello scultore Antonio Maio, che da pochi giorni ha inaugurato la prima galleria d'arte del paese.

L'artista realizza opere in ferro cimentandosi con temi sempre attuali, modellando l'umile metallo al punto che il messaggio che era nei propositi dell' artista irrompe con forza irrefrenabile coinvolgendo lo spettatore.

Non meno interessante la vista alla bottega artigiana "ARTIGIANARTE" di Pasquale Puzzello, giovane artista polivalente proiettato in un futuro ricco di successi ed affermazioni.

Egli si cimenta sapientemente nella lavorazione dell'argilla, del legno e di altri materiali dai quali sembra evocare le forme che in essi si celano.

L'importanza della manifestazione è stata sottolineata dall' Assessore alla Cultura della Provincia di Vibo Valentia Giuseppe CERAVOLO, il quale durante la sua visita ha elogiato l'organizzazione e palesemente apprezzato le opere esposte nei siti visitati, soffermandosi con evidente interesse  sui programmi futuri che l' Assessore alla Cultura del Comune di Monterosso Calabro Domenico CAPOMOLLA ha nella circostanza esposto.

Hanno altresì preso parte alla chiusura della manifestazione il Prof. Franco TETI, ordinario di Antropologia presso l' Università di Messina, il Consigliere Provinciale della provincia di Vibo Valentia Vito Antonio CERAVOLO e il Presidente Onorario del Museo Antonio PARISI.  Il termine della visita ha coinciso con la chiusura ufficiale della manifestazione.

Giovanni MAIO


MONTEROSSO DI IERI

Abito delle feste

Funerale 1962

Lavaggio Botte vino

Donna con legna e chiave di casa

Donna al telaio

Impagliatura cesti